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EFFETTO NOTTE

Pubblicata il 31/03/2016
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Quando proviamo un camion, la prima curiosità è capire e verificare come va. Però con l’evoluzione attuale, i limiti di velocità e quelli sulle emissioni, le prestazioni sono talmente livellate che le differenze si giocano sul filo dei centesimi (di secondo o di litro).

Allora, al di là del prezzo e di altre considerazioni gestionali, cos’è che fa scegliere un marchio piuttosto di un altro? Naturalmente la cabina, cioè come si vive il mezzo. Non solo da dietro il volante, ma anche nelle pause, soprattutto quelle notturne.

 

Tutti presenti all’appello - Che sia un test davvero probante lo dimostra che nessuno ha voluto tirarsi indietro. Così tutti e sette i costruttori europei sono presenti qui coi rispettivi trattori long liner oggi a listino: Daf con l’XF Super Space Cab, Iveco con lo Stralis Hi-Way, MAN con il TGX XXL, Mercedes-Benz con l’Actros BigSpace, Renault con il T High Sleeper, Scania con l’R Topline e Volvo con l’FH Globetrotter XL. Le misurazioni hanno coinvolto innanzi tutto le dimensioni interne dell’abitacolo, ma anche come ci si arriva e come ci si sistema alla guida (dalla visibilità alle regolazioni dello sterzo). In particolare sono stati analizzati i principali aspetti del riposo notturno, o comunque delle pause più lunghe: dalla libertà di movimento interno (anche per cambiarsi d’abito) alla fattura dei letti, dall’illuminazione ai comandi remoti di clima e accessori vari. Stavolta teniamo spenti i motori e accendiamo i riscaldatori.

 

Daf XF Super Space Cab: la cabina rinnovata più volte, riesce a stare al passo coi tempi

Dopo una notte sull’XF capisci perché gli autisti lo amano: il materasso ora s’è pure allungato spostando il portaoggetti sulla parete posteriore. La regolazione del clima è abbastanza intuitiva, peccato che le luci siano poco modulabili: tolte le notturne rosse, le altre sono accese in totale o spente del tutto. Interessante che il riscaldatore coinvolga anche il refrigerante motore, così l’aria calda può essere diffusa pure dalle bocchette della plancia. Perfetto l’isolamento della cabina dall’esterno, grazie alle tende che sigillano bene alla luce e al night lock che fa lo stesso coi malintenzionati. Guidando si raggiungono agevolmente i vani scorrevoli e restano a portata di mano anche tazze e bicchieri (su supporti regolabili). Meno positivi i vani esterni, i cui sportelli danno l’illusione di uno spazio che poi dentro in realtà non c’è. La lista delle dotazioni che facilitano le lunghe permanenze a bordo è ricca, e comprende anche accessori tipicamente casalinghi come l’aspirapolvere (vero, non una pistola ad aria) o il portarifiuti.

Iveco Stralis Hi-Way: viene da lontano, ma con fantasia guarda al futuro


Secondo solo al Daf nella classifica dei più longevi, l’Iveco Stralis viaggia al ritmo quasi preciso di un lifting ogni cinque anni. Qui si presenta in una versione strana, una specie di show-truck che, all’abbondanza di fari e cromature esterne, abbina pure interni speciali con clima addizionale, forno a microonde e TV/DVD; facendo però a meno della furba cuccetta scomponibile che adatta la zona notte ad uso ufficio. Causa le suddette dotazioni, molti dei vani più capienti sono occupat: restano i due più sottili, con la rete “plasticosa” di contenimento. Per quanto regolabile in modo abbastanza ampio, il volante di grande diametro rimane ingombrante, vanificando la facilità di salita che promette il primo gradino più basso della categoria. Le luci interne sono attivabili in due stadi: peccato che, dopo un’ora, lo Stralis tolga corrente (anche alla presa USB) per salvaguardare le batterie. Quanto al clima, i comandi, inizialmente un po’ laboriosi, una volta impostati garantiscono un riposo confortevole.

MAN TGX XXL: spazio abbondante e rigorosamente in ordine


Se siete di quelli che cercano la qualità vera e non si fanno influenzare dalle apparenze, questo è il vostro camion; peccato, appunto, per le “cinquanta sfumature di grigio” che aleggiano nell’abitacolo. In compenso lo spazio non vi mancherà. E non saranno certo i 10 cm di tunnel, né la plancia lineare, a dar fastidio nei movimenti. Magari è il contrario: con tutti quei vetri c’è il rischio di sentirsi fin troppo esposti, almeno stando al posto guida. Molto lo spazio pure per stivare i bagagli e non mancano i piccoli ripostigli come i portaoggetti all’interno dei braccioli sulle portiere. Quando viene il momento di andare a letto, le tende isolano bene dall’esterno e l’illuminazione interna è regolabile. Meno facile raggiungere i comandi di clima e audio dalla cuccetta, nettamente più a favore di chi guida che non di chi riposa. Il MAN non brilla per la consistenza dei materassi e neppure nei sistemi di intrattenimento, almeno rispetto ai più recenti esponenti della categoria. Però resta molto pratico e funzionale.

Mercedes Actros BigSpace: automobilistico lo Stile, quasi infinite le varianti


Il prezzo da pagare per svettare ad una trentina di centimetri più in alto dei concorrenti (Renault escluso) è il quinto gradino: eppure sull’Actros si sale agevolmente, complice l’apertura della porta a 85°, maniglie ben posizionate e un sedile che arretra parecchio. Il premio per l’arrampicata è, poi, un pavimento del tutto livellato (seppure in quota). Significa che i quasi due metri d’altezza davanti al posto guida rimangono pure quando ci si alza in piedi al centro. La qualità di tende e rivestimenti è sufficiente a rendere confortevole l’isolamento dall’esterno; comodo anche il letto reclinabile e facile la regolazione delle temperature per la notte. Lo spazio per riporre oggetti a bordo non è tantissimo, ma considerando che questa BigSpace può considerarsi una cabina solo intermedia, per di più allestita per un unico conducente, basta e avanza. Dal posto guida, invece, si apprezza la visibilità, specie attraverso gli specchi; peccato che essendo riuniti in un guscio monolitico risultino un po’ ingombranti. 

Renault T High Sleeper: è rimasto qui tutto il dna del marchio


Caratterizzato da uno stile diverso da tutti gli altri (e non solo per il pavimento piatto), il Renault T va vissuto per esser capito. Anche in questo caso ci sono cinque gradini, ma sfalsati, illuminati e con una maniglia nascosta fra gli ultimi due: con in più la porta che s’apre a 90°, salire a bordo non è un problema. Più difficile trovare la giusta regolazione del piantone, col volante che ha pure un leggero movimento basculante, come non è immediato familiarizzare coi comandi (alcuni dei quali sotto le razze del volante stesso). In compenso la visibilità, complice la posizione di guida più alta della categoria e gli specchi funzionali, risulta eccellente. Con più di due metri d’altezza costante, dentro ci si muove in libertà. La plancia sporge a offrire un pratico appoggio anche stando sul letto; quest’ultimo non è molto lungo (colpa del portabottiglie all’estremità), ma si allarga di 150 mm; unico neo le tende che non oscurano del tutto la luce esterna. Ottima invece l’illuminazione con file di led anche sopra le porte.

Scania R Topline: l’erede è dietro l’angolo, ma c’è ancora del buono


Che sia bello da guidare, lo Scania, si sa. Viverci dentro è un po’ meno eccitante, anche se non si può certo dire che si stia scomodi. Con la Topline lo spazio non manca e non sono i 15 cm di sporgenza del tunnel a dar fastidio; piuttosto è l’estrazione del letto inferiore (per allargarne la superficie), che necessita di armeggiare un po’ coi sedili. Buona la consistenza del materasso e facili le regolazioni del clima ideale durante il riposo. Per il resto la zona notte è un po’ rigida e, volendo “apparecchiare” per un pasto, bisogna estrarre il piccolo tavolino da sopra il vano fusibili (lato passeggero); restando però affacciati al parabrezza, casomai oscurato dalle tende, che è pure peggio. In compenso, tre lati del tetto sono attrezzati per accogliere oggetti di varie dimensioni e anche la plancia offre vani e piani d’appoggio. L’accessibilità non è troppo problematica, anche se la porta ha qualche sporgenza e i mancorrenti non arrivano fino in basso. Gli specchi garantiscono una buona visibilità, pur con un discreto ingombro.

Volvo FH Globetrotter XL: marchio premium, razionalità Ikea


Pur non rinunciando al parabrezza inclinato e al tetto smussato, alla Volvo hanno ottenuto una cabina spaziosa, ma soprattutto ben bilanciata fra spazi vivibili e vani di servizio. Oltre a una gran cura dei dettagli: ci sono monolocali meno attrezzati (e, purtroppo, anche meno costosi). La plancia con la copertura superiore sembra “scivolare” verso la console centrale dei comandi e pazienza se rimane il piccolo gradino del tunnel: lo spazio fra i sedili è comunque molto ampio e ci sono oltre due metri di altezza libera fino al tetto. Le finiture si confermano, come tradizione, di livello superiore: lo testimoniano le serrandine dei vani alti, ma anche il gioco minimo e costante fra i vari componenti. Dal comodo letto si possono controllare con un telecomando tutte le funzioni (luci, aperture, audio, ecc), ma ci vuole un breve apprendistato. Immediato, invece, sistemarsi alla guida, grazie al piantone con doppio snodo. E arrivarci è facile: gradini e maniglie sono messi bene; solo la tasca sulla porta sporge un po’.







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