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PASSAGGIO A NORD-OVEST

Pubblicata il 01/07/2016
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Per l’autotrasporto tutta l’area compresa fra le tangenziali di Milano e la zona immediatamente a Nord, verso Bergamo, Brianza e Varesotto, rappresenta da sempre un incubo. Le code sull’A4, tra viale Certosa e Sesto San Giovanni, sono oramai proverbiali così come sulla Milano-Meda.

Qualcosa è cambiato - Adesso, però, ha aperto il primo tratto della Pedemontana lombarda, da Cassano Magnago a Lentate sul Seveso, mentre sono in corso i lavori sulla Rho-Monza e la chiusura del cerchio delle tangenziali. Insomma, qualcosa è cambiato, anche se parzialmente. Per verificarlo abbiamo fatto una prova: da Dalmine (BG) a Busto Arsizio (VA), viaggiando prima sul tracciato classico” via A4 e Milano-Laghi; battezzando nel ritorno proprio la nuovissima Pedemontana. Protagonista un Mercedes-Benz Actros 1845 col motore OM 471 di seconda generazione. La strada è prevalentemente pianeggiante; l’unica insidia è il traffico: sarà dunque importante monitorare non solo consumi, velocità media e tempi, ma anche l’utilizzo dei freni, dei rallentatori ausiliari e lo stile di guida. Tutti parametri che, alla fine della prova, saranno valutati senza appello da un giudice elettronico: Fleetboard, il sistema di gestione flotte di Mercedes-Benz.

Pronti, si parte - È un martedì mattina e ci troviamo al casello di Dalmine, sull’A4. L’orario è quello che… più brutto non si può: 8,48. Già per entrare in autostrada si fa la coda, che fortunatamente poi si sbroglia. Il traffico, benché intenso, scorre fluido grazie alla quarta corsia Milano-Bergamo, inaugurata nel 2007. Arrivati alla barriera di Milano Est, però, comincia l’incubo. Il nostro Actros ha il Telepass, ma diversi minuti di fila al casello non glieli leva nessuno, perché oltrepassata la sbarra la viabilità è completamente congestionata: questa è la quotidianità nell’hinterland milanese. Anzi, la giornata è fortunata, visto che dopo pochi minuti il flusso di veicoli riprende, benché con ulteriori stop-and-go. Impossibile, in questo tratto, utilizzare l’Adaptive cruise control: meglio affidarsi al piede su acceleratore e freno. Torneremo agli automatismi Mercedes solo dopo Cormano, quando il traffico si farà più scorrevole.

Fuga dalla città - Passato lo svincolo di viale Certosa, il nostro Actros s’avvia verso la barriera Milano Nord dell’Autostrada dei Laghi, lasciandosi sulla sinistra i cantieri dello smantellamento Expo; quindi passa Lainate e il bivio con l’A9 per Como, così come Legnano. Qualche attenzione la richiede solo lo svincolo della superstrada per Malpensa: due corsie in tripla curva buone per le auto ma un po’ strettine per i camion e con il limite dei 40 km/h ignorato da tutti. Però ormai ci siamo: il terminal Hupac è in vista: il tempo di abbandonare la superstrada e di fermarsi di fronte all’ingresso dello scalo ferroviario. Sono le 10,06, il nostro viaggio è costato 11,70 euro, a una velocità media di 56,9 km/h. Poteva andare molto peggio. Però il vero giudizio dovrà darlo Fleetboard: Roberto, il nostro conducente, supera l’esame con un bel 9 meno (su un massimo di 10), valutando sia l’attenzione ai consumi, sia la guida previdente. E di rischi, tra Sesto e Cormano, ce ne sono stati parecchi. Anche perché il nostro Actros, come certifica l’analisi dei dati di bordo, è stato fermo a motore acceso per quasi 12 minuti a causa dei numerosi arresti: ben 34. La colpa naturalmente è del traffico che, oltre al tempo, s’è “bevuto” pure gasolio. Il cambio è sempre stato utilizzato in modalità automatica, col motore che per il 90% ha lavorato nella “zona verde” del contagiri. Ora che il professor Fleetboard ha sfornato i dati del primo quadrimestre, pardon tragitto, è tempo di ripartire.

Inizio sul velluto - Sono le 11,08 e adesso percorreremo davvero la Pedemontana Lombarda. Da Busto, ripresa la superstrada, all’incrocio con l’A8 stavolta si vira a Nord in direzione Varese: dopo neanche un km, attacca la “strada promessa”. La nuova autostrada è l’unica in Italia senza caselli: nessun problema per il nostro Actros, che è dotato di Telepass. Altrimenti la faccenda è un po’ più complicata. Tuttavia, anche questo fa sì che la strada scorra veloce, complice il traffico piuttosto scarso: non è il deserto visto sulla Brebemi, ma poco ci manca. E, poi, dopo soli 21 km la festa è già finita: a Lentate sul Seveso, si torna sul vecchio percorso della Milano-Meda e il flusso veicolare verso il capoluogo diventa più intenso. Non a caso, il progetto della Pedemontana prevedeva anche l’adeguamento di quest’arteria a tre corsie per senso di marcia; ma, per ora, resta pura fantasia. Il traffico sulla superstrada incalza, pur se non s’arriva mai al blocco totale. Che, invece, ci sarà una volta imboccata la Tangenziale Nord. E diventerà ancor più consistente sull’A4, tra Monza e Agrate Brianza. Meno male che poi fino a Dalmine si tornerà a scorrere: arriviamo per le 12,20 alla rispettabile media di 70 km/h e con una spesa di 18,83 euro. Una mazzata, che si potrebbe ridurre a 16,53 rinunciando alla tangenziale Nord (A52) e proseguendo sulla Milano-Meda fino a Cormano dove incrocia la A4: ma ci si ritroverebbe a metà del suo problematico tratto urbano già visto all’andata, buttando alle ortiche gli 8,93 euro spesi sulla sola Pedemontana (benché fino a luglio ci sia la possibilità di usufruire dello sconto del 50%, purché si superi la soglia, per i veicoli a 5 assi, dei 59 euro di pedaggi al mese). In termini di scorrevolezza, però, il Fleetboard di Mercedes-Benz promuove a pieno il percorso nuovo: il nostro autista si guadagna un lusinghiero 9 e mezzo. Il Predictive cruise control è stato utilizzato sul 47,8% del tracciato, ma solo perché la Pedemontana non era stata ancora mappata dal sistema. Anche qui il cambio è stato utilizzato solamente in automatico, col 90,4% del tempo nel range di massima efficienza. Il ritorno sul nuovo percorso risulta più lungo di 10 km, ma più veloce e scorrevole: si risparmiano più di cinque minuti e quasi un litro di gasolio, praticamente a parità di AdBlue. Altro confronto interessante, quello delle emissioni di CO2: 61,9 kg all’andata, contro i 59,8 della Pedemontana. Il 3,4% in meno, nonostante una distanza superiore: lo ricordi chi impone limiti di velocità assurdi, congestionando il traffico. Ma questi vantaggi non compensano il maggiore costo del pedaggio della nuova autostrada se pagato a prezzo pieno (senza sconti). Infatti la usano in pochi, ma non solo: il tratto urbano dell’A4 non ne ha ricavato alcun beneficio. Progettata prima della crisi del 2008 per volumi di traffico assai superiori, il costo stimato di tutta l’opera fino a Osio Sotto (più le tangenziali di Varese e Como) era di circa 5 miliardi di euro, di cui 1,2 provenienti da fondi pubblici. Il resto a carico dei soci privati (la maggioranza però è di Milano-Serravalle, controllata dalla Regione), con un investimento che si sarebbe ripagato coi pedaggi nei trent’anni di concessione.

 

Un film già visto - Ora le banche vogliono rientrare dei prestiti, però i soldi dello Stato sono già stati spesi tutti per il percorso attuale. Risultato? I lavori sul tratto più critico, quello che avrebbe permesso di bypassare la Brianza, non sono ancora partiti, quando il cronoprogramma ne prevedeva l’avvio a Maggio 2011! E proprio in questi giorni stanno aprendo i cantieri di Autostrade per l’Italia per la quarta corsia dinamica dell’A4 tra viale Certosa e Sesto: un’opera certo meno costosa (circa 213 milioni di euro), ma che una Pedemontana completa renderebbe forse superflua. Intanto, per vedere la fine di questa vicenda… tutti in fila, non proprio appassionatamente.







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