Prova

PASSIONE ROSSONERA

Pubblicata il 26/05/2017
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Sul numero di tuttoTrasporti dello scorso mese, fra gli antagonisti del Daf XF 510 Edition Prestige, avevamo messo il Renault T 520. Manco ci avessero letto, i francesi rispondono con questo THSC Passion. In verità era già uscito “in sordina”, cioè in maniera non ufficiale, al Transpotec di Verona. Comunque noi, adesso, l’abbiamo provato e ve lo raccontiamo.

Senza limiti. In Italia - A differenza del citato olandese, che parte per essere a tiratura limitata (poi si vedrà), questo Renault è per tutti... gli italiani che lo vorranno; arriva, infatti, come base Maxispace per essere “rivisitato” da una carrozzeria lodigiana. Quanti saranno i THSC Passion? Lo deciderà il mercato: a Zingonia (BG), dove hanno sede i camion della Losanga, non pongono limiti alla provvidenza. Intanto il T conquista aziende che non avevano ancora messo in servizio un Renault; l’estetica di base già molto originale può far innamorare i padroncini che cercano qualcosa di esclusivo: il Passion offre giusto quel pizzico di pepe in più.

Dettagli piccanti - La verniciatura nero opaco è fatta apposta per far risaltare i dettagli rosso fuoco (lucido). Fuori si ripetono dalla cornice del radiatore ai retrovisori, dai bulloni ruota alle minigonne, oltre naturalmente alle scritte; compresa la firma Passion incisa sulle mostrine laterali che identificano tutti i Renault Trucks di ultima generazione. A spezzare la monocromia dell’imponente frontale, le due bandelle angolari - che distinguono la cabina piatta High Sleeper dall’altra col tunnel - sono rivestite con una pellicola che imita la trama della fibra di carbonio. Lo stesso tocco al... peperoncino si ritrova all’interno, in verità un po’ insistito per gli amanti dell’eleganza pura: il tappeto del pavimento rosso a rombi, con logo Passion, fa tornare in mente gli anni ruggenti del Turbostar; inoltre, ribatte con la stessa impuntura a coprire il ripiano sulla plancia, a fare pendant con la cornice delle bocchette di aerazione. Più riuscita la bordatura degli altoparlanti sulle portiere, così come le guide delle tende laterali o il maniglione sul tetto, enfatizzati dalla luce notturna. Rossa anch’essa, Ça va sans dire.

La sostanza è di serie - Sotto al vestito c’è di più. Più di tutti i Renault T provati fino ad oggi. Questo T High non solo è il più potente del catalogo, ma porta anche al debutto il common rail sul 6 cilindri da 13 litri, finora confinato al piccolo DTI 11. Se le prestazioni nominali di potenza e coppia non sono cambiate, diversa è l’erogazione: più corposa ai bassi regimi, quando si vuole andar via con un filo di gas e il turbo non spinge ancora al massimo. Il tiro è consistente a partire dai 1000 giri e raggiunge il top fra 1400 e 1800 giri, poi è meglio passare al rapporto successivo, perché già a 1900 giri/min i cavalli non sono più 520, complice una lieve flessione della curva di coppia. Però affannarsi a tener d’occhio il contagiri è inutile: ci pensa il cambio Optidriver (il nome dice già tutto) a infilare le marce più idonee; al più lo si può correggere: basta ricordarsi che la leva del selettore al volante va spostata in avanti, anziché in alto come su quasi tutti gli altri camion. Ah, l’originalità francese: chissà quanto sarà costato a Lione spostare il comando del rallentatore dalla sinistra alla destra del volante... I Renault T provati finora erano caratterizzati dalle sospensioni full-air, stavolta invece troviamo più comuni balestre. 

Avantreno inedito - Tuttavia il confort di marcia non ne risente, se non sganciando il semirimorchio per far manovra in piazzale. Purtroppo non ne guadagna neppure la bilancia: contando i serbatoi del gasolio da oltre 1000 litri, il nostro Passion va di slancio verso i 9000 kg. Tantini, pur con l’onestà dei cerchi che, anche se verniciati di nero, restano in pesante acciaio (a meno di non richiederli in lega). Una volta familiarizzato con la peculiarità di certi comandi, a bordo del THSC Passion ci si sta bene. Il pavimento piatto si paga all’atto della salita, con un gradino in più: ma rispetto alle acrobazie che imponeva il suo predecessore Magnum (con scaletta dietro l’asse), è una passeggiata. Le imprecazioni restano ai caselli dell’autostrada, evidentemente non pensati per camion dalla guida così rialzata: se non si ha il Telepass, col vetro che non scende del tutto, bisogna essere dei contorsionisti per prendere il biglietto. Ai “giochi delle barriere” è una specie di fil rouge. Rosso Passion, ovviamente. 







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