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DUE PROPOSTE PER CAMBIARE LA CQC

Pubblicata il 29/06/2020
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Con il Decreto legislativo n. 50 del 10 giugno (pubblicato in G.U. l’11 giugno), è stata recepita dal nostro Paese la Direttiva comunitaria 2018/645 che modifica la disciplina di base della formazione per l’ottenimento della Cqc, la carta di qualificazione professionale dei conducenti. Con l'occasione la Fiap, Federazione italiana autotrasportatori professionali, rilancia al Governo due proposte di modifica avanzate nel 2013 e per le quale ora ritiene i tempi maturi per l'accoglimento.

Sistema a punti. “La prima proposta riguarda il sistema a punti applicato alla Cqc", spiega Silvio Faggi, segretario sazionale della Fiap. 2A chi frequenta un corso di rinnovo della carta di qualificazione, della durata di 35 ore, andrebbe a nostro avviso ripristinata la dotazione di 20 punti iniziale, nel caso in cui il punteggio effettivo al momento del termine del corso sia inferiore. I programmi didattici per i corsi per il recupero dei punti e quello per il rinnovo della Cqc sono molto simili e insistono sulle stesse tematiche. Quindi, una evidente perdita di risorse e tempo per un conducente che si ritrova a frequentare corsi i cui contenuti sono ripetitivi. Se poi si osserva che alcuni Stati aderenti alla U.E. non impongono alcuna formazione obbligatoria per il rilascio della Cqc appare di tutta evidenza la necessità di affrontare il tema con grande attenzione e ragionevolezza".

Corsi annuali. La seconda proposta della Fiap verte su un percorso formativo continuo a cadenza annuale. “L’idea nasceva dal fatto che imporre a un conducente al termine dei cinque anni di validità della sua Cqc a frequentare un corso di 35 ore da tenersi in due mesi con orari e modalità rigide era ed è tutt’ora un obbligo che poco o nulla ha da spartire con l’esigenza di aggiornare e consolidare le conoscenze di base necessarie per svolgere la professione. Un onere mal sopportato dai conducenti ma anche dagli stessi formatori e che, fra l’altro, ha dato luogo anche ad abusi”, precisa Faggi. “Una formazione siffatta non solo non raggiunge gli scopi per i quali è stata prevista ma rischia di essere addirittura contro producente. La proposta che allora avanzammo e che oggi riproponiamo è quella di esaurire le 35 ore di formazione necessarie per il rinnovo della Cqc spalmandole su cinque anni con moduli di sette ore all’anno. Stesso obiettivo, minor impatto”, conclude Faggi. 

Redazione online










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