Gianandrea Ferrajoli

LA NOSTRA INTERVISTA ALL'AD DI MECAR

Pubblicata il 10/05/2019
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Gianandrea Ferrajoli, amministratore delegato di Mecar nonché coordinatore di Federauto Trucks e presidente Cecra Trucks, ha risposto ad alcune nostre domande su presente e futuro del settore.

Ci sono sviluppi nell’andamento del mercato nelle ultime settimane?
Dopo diversi mesi di disattenzione verso i trasporti e la logistica, il governo ha deciso di intervenire a favore del settore con incentivi e, soprattutto, con il reinserimento del super ammortamento. La proroga consentirà alle aziende, che investono in beni strumentali nuovi di dedurre il 130% del costo sostenuto per gli acquisti effettuati dal 1° aprile 2019 al 31 dicembre, con la possibilità di completare l’investimento entro il 30 giugno 2020.

Che cosa è lecito attendersi nei prossimi mesi?
Se il governo italiano riconoscerà l’importanza e la centralità che il nostro settore riveste per l’economia del Paese, potrà fare riforme strutturali e propedeutiche a creare valore nel lungo periodo per tutto il nostro ecosistema. L’aspetto più importante è guardare al cuore del problema: il rinnovo del parco circolante italiano, il più vecchio d’Europa, in cui gli Euro 3 superano il 60% degli autoarticolati. 

Potranno essere rispettate le previsioni fatte all’inizio dell’anno?
Sicuramente un ruolo importante lo avrà una buona capacità negoziale e relazionale in grado di trasmettere i nostri messaggi e di stabilire una collaborazione con il governo.

L’autotrasporto nel Sud sta seguendo le stesse dinamiche del Nord?
L’autotrasporto al Sud affonda le proprie radici in una profonda tradizione, testimoniata anche dalla presenza delle compagnie di navigazione più rilevanti, che hanno dato un enorme contributo allo sviluppo di uno dei pochissimi ecosistemi al Sud Italia: la logistica intermodale. Grazie all’innovazione che stiamo vivendo, il legame che sostiene questa catena di valore sarà sempre più forte e contaminato dall’accelerazione digitale.

Lo sviluppo di nuove imprenditorialità nel Mezzogiorno è ancora percepito come una novità. Reggerà ai venti di crisi?
Non direi che è percepito come una novità. Nella mia precedente esperienza, grazie alla quale ho passato un terzo della mia vita tra Regno Unito e Stati Uniti, lavorando nella finanza ho notato una grande attenzione verso lo sviluppo di un distretto di startup innovative nel Sud Italia. Non è un caso che un’azienda come Apple abbia investito a Napoli e recentemente, al World Economic Forum di Davos, Tim Cook abbia confermato di voler aumentare gli investimenti e di voler accrescere le risorse stanziate per la formazione. Napoli si posiziona al quarto posto nel nostro Paese per numero di startup. Ma non c’è solo la città partenopea. Penso anche a Salerno e a Catania: il Mezzogiorno, grazie alle sue università di qualità, attira le multinazionali della tecnologia. È il nuovo volto tech del Sud, dove le imprese innovative sono un quarto del totale italiano. Io stesso, come imprenditore, ho voluto investire in una startup particolarmente innovativa nel nostro settore, Macingo, una società calabrese il cui scopo è costruire un trasporto migliore e trovare la soluzione più intelligente per far muovere ogni cosa al minor costo possibile.

Qual è la percezione di Iveco fra gli autotrasportatori?
Un’azienda in profonda trasformazione che deve migliorare il suo posizionamento industriale in Europa. Iveco  vanta un competitive advantage preziosissimo nel processo di transizione energetica, costituito dalla sua esperienza nel metano. Una volta superate queste due sfide, presenta dei fondamentali più che interessanti, potendo contare su una rete consolidata, dove abbondano i manager di terza o quarta generazione.

Come vede l’evoluzione delle reti di distribuzione e servizio in Italia, con importanti porzioni di territorio seguite da strutture dirette emanazioni dei costruttori? 
La nostra sfida con Bruxelles si gioca sul valore che trasferiamo al consumatore finale. Questo è il perimetro dove veniamo e verremo sempre più misurati. Il ventunesimo è il secolo della disintermediazione ed è certo che la tecnologia chiuderà molti spazi, ma al contempo ne creerà altri: soprattutto per quanto riguarda la gestione delle flotte. Ci sono opportunità in ogni ambito del mercato.

Così come c’è carenza di conducenti, esiste un problema analogo per il personale di concessionarie e officine?
La parola chiave è formazione: in un settore colpito da cambi repentini, formare la squadra è indispensabile per raggiungere i risultati ed esser sempre preparati ai cambiamenti del mercato. Da anni notavamo un paradosso tra alta domanda per autisti e meccanici e un’altissima disoccupazione giovanile. Abbiamo deciso di gestirlo con la creazione di Mecar Academy, la nostra corporate university che oggi rappresenta un punto di riferimento per la formazione di drivers, meccatronici e tecnici del settore. 

Lei ricopre ruoli di rappresentanza anche a livello europeo e a breve ci sarà un nuovo Parlamento: secondo lei quali sono le urgenze da affrontare?
Per quanto riguarda il nostro settore, spero in un Parlamento che sappia guidarci in un percorso di ecosostenibilità sano, efficace nella sua gradualità, che presti attenzione alla direzione più che alla velocità nelle riforme, al fine di creare condizioni sostenibili e raggiungere quindi gli importanti obiettivi che ci aspettano. Un’altra urgenza impellente è la regolamentazione dei dati che riconosca ai dealer un ruolo strategico. Infine, spero in un quadro fiscale di politica dei trasporti che sia il più omogeneo possibile nel quadro europeo.

Quali opportunità offre la digitalizzazione nel rapporto fra concessionario e cliente?
Saranno due gli strumenti che avranno un impatto dirompente sul settore nei prossimi dieci anni e riscriveranno completamente il rapporto tra trasportatore e dealer: le torri di controllo e i magazzini/carichi condivisi; entrambi vedranno il concessionario assumere un nuovo ruolo nella gestione dei traffici. Al momento, circa l’80% dei veicoli in Europa non viaggia a carico pieno, causando gravi perdite di efficienza ed emissioni inutili. La digitalizzazione consente senza dubbio di ridurre notevolmente un gap importante sotto il profilo delle ottimizzazioni, così come già avvenuto in altri settori, contribuendo al pieno raggiungimento degli obiettivi prefissati. E la presa in carico da parte del dealer di queste ulteriori responsabilità nell’incontro fra domanda e offerta avrà ricadute positive anche sui piccoli operatori del trasporto.







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