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CONSEGNATO L'ALBERO DI NATALE PER SAN PIETRO

Pubblicata il 12/12/2019
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I pellegrini vicentini che hanno avranno l’opportunità di visitare Roma durante queste feste si sentiranno un po’ a casa sotto le luminarie del grande albero di Natale che decora Piazza San Pietro. Quest’anno e per la prima volta, l’imponente abete rosso che svetta vicino all’obelisco Vaticano viene dai boschi veneti ed è stato scelto presso Malga Trugole a Rotzo, ai margini occidentali dell’Altopiano di Asiago. Ha un’età importante, essendo nato poco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, e radici profonde, che sorreggono un fusto di 26 metri per 70 cm di diametro. Molti inverni sono passati dal 2008, quando le comunità del “Consorzio per la gestione del demanio civico ed esercizio degli usi civici di Rotzo, Pedescala e San Pietro” hanno proposto la donazione alla Sede Apostolica con l’obiettivo di celebrare l’anniversario del conflitto mondiale attraverso il frutto della memoria di un territorio. Non potevano però immaginare che questo simbolo avrebbe raccontato molto più di un ricordo, quanto piuttosto l’essenza stessa di una gente che resiste alle avversità, in ogni tempo e scenario.

Testimone della tempra di un popolo. Sotto la corteccia di questo gigante dei boschi scorre infatti una linfa temprata dagli echi della tempesta Vaia che nell’ottobre scorso provocò la morte di milioni di alberi con la conseguente distruzione di decine di migliaia di ettari di foreste alpine. Una devastazione che rase al suolo intere aree boschive, così come lo furono a suo tempo dai combattimenti della Grande Guerra. Quello però che entrambe le catastrofi non hanno cancellato è proprio un sentimento di speranza e forza che continua ad animare le comunità dell’altopiano, esito perfetto di un binomio che troviamo sintetizzato nelle parole di Kahlil Gibran: “Se un albero scrivesse l'autobiografia, non sarebbe diversa dalla storia di un popolo”.

Legame tra uomo e natura. Ciò che con maestosa fierezza impreziosisce la Santa Sede è soprattutto lo specchio di un profondo legame tra l’uomo e la natura: un segno concreto di orgoglio, determinazione e generosità. La stessa che hanno messo le tante persone che hanno sostenuto il progetto, risultato di coincidenze e di incontri fortuiti, di passaparola e di incappi originali e autentici. Dal taglio, a metà novembre, al viaggio in elicottero operato dal 3° Reggimento elicotteri di Viterbo che ha spostato l’albero a San Pietro di Valdastico dove è stato fasciato e finalmente preparato per l’ultimo pezzo del suo tragitto, il più lungo. Giocando con le parole si può dire che da San Pietro di Valdastico a Piazza San Pietro il passo è breve, ma questi 570 km sono stati tutt’altro che brevi.

Altruismo e solidarietà. Trasportare l’albero del Papa è molto più di quello che sembra: è una responsabilità sottile, che cresce nel senso di attesa e si scandisce in un calendario fatto di appuntamenti fissi e passaggi istituzionali serrati. C’è comunque un pezzo di Noventa Vicentina in questo grande quadro corale. Il grande abete infatti ha raggiunto il Vaticano grazie all’altruismo della società di Autotrasporti Pulvini , che ha fornito gratuitamente mezzi e personale. Il titolare, Stefano Pulvini commenta: “Abbiamo condiviso fin da subito l’entusiasmo dei promotori dell’iniziativa. Per la nostra famiglia, che opera da generazioni nel settore dei trasporti, poter contribuire alla donazione di un segno così importante per il Natale è stato grande motivo di soddisfazione”. Un viaggio che è attestato di fede, ma anche importante occasione di visibilità e promozione del territorio. L’azienda, che opera da sempre nel basso vicentino, ha visto crescere progressivamente la sua importanza nel mercato ed è ora una delle realtà industriali venete più quotate nel settore dei trasporti eccezionali. Esperienza e professionalità che certamente hanno fatto la differenza nella scelta del vettore e che hanno permesso alla società di poter gestire un carico così delicato e importante, superando le pari offerte di importanti colleghi che si sono proposti per l’occasione. Un nuovo successo per l’impresa berica che può vantare più di 100 macchine all’avanguardia, organizzate all’interno di un nutrito e moderno parco fatto di motrici, trattori, rimorchi, semirimorchi, autogrù, veicoli commerciali e non, in grado di limitare l’impatto ambientale e il consumo di carburante.

Un camion tutto giallo, caratteristica livrea e ormai segno distintivo dei Fratelli Pulvini, ha prelevato il suo carico prezioso a Valdastico nella giornata del 19 novembre scorso. Da lì è poi entrato in autostrada a Piovene Rocchette per poi proseguire fino a Casalecchio di Reno (BO), dove ha concluso la prima sosta. L’indomani l’abete ha proseguito la sua corsa fino ad Arezzo, dove sono stati organizzati i mezzi per l’entrata a Roma. Il viaggio, tolta una piccola difficoltà iniziale di manovra, è proseguito senza intoppi, né rallentamenti. Lo racconta Paolo Pulvini, il titolare che ha seguito personalmente questa consegna: "Alle 15 eravamo a Roma Nord. Allo scoccare della mezzanotte siamo entrati in tangenziale scortati da cinque pattuglie e siamo arrivati in Piazza San Pietro dopo undici minuti. La mattina seguente abbiamo iniziato a posizionare l’albero e già alle 10.30 eravamo sulla strada del ritorno". Anche se l’emozione è stata tanta, per la tensione e per l’importanza del carico: "Entrare nella notte, quando Roma ancora dorme e vedere le luci della Basilica risplendere lungo via della Conciliazione è davvero un’emozione unica. Ho ancora viva nei miei ricordi la maestosità di San Pietro e la bellezza di una piazza che si apre ad accogliere con meraviglia gli occhi del visitatori".

Udienza del Santo Padre. La tradizionale accensione e l’udienza del Santo Padre alle comunità donanti è avvenuta il 5 dicembre. Oltre all’albero della piazza centrale, visto da milioni di persone collegate in mondovisione durante l’Angelus natalizio, altri alberi sono stati allestiti nei musei, nell’appartamento privato di papa Francesco e nelle stanze del papa emerito Benedetto XVI che, quando era ancora cardinale Ratzinger, aveva passeggiato tra i boschi altopianesi. La scelta, da parte del Consorzio, di reintegrare le foreste con 40 abeti ripiantati è stata particolarmente apprezzata dal Pontefice come segno di rispetto e considerazione del Creato. In un Natale che è ancora lontano dall’essere di pace per tutti, in un periodo storico dove si tende a perdere il vizio della memoria, dove l’umanità si dimentica delle sue radici, ecco che la storia di un abete, di una famiglia, di un’azienda, di un territorio e dei valori della tradizione rinfranca e ravviva la fiducia. Per i fedeli, l’albero che adorna il cuore di Roma è proprio venuto dal vento: quello del cambiamento, della consapevolezza, della rinascita. Degno di esprimere il Natale nella culla della cristianità, pronta a ricevere la luce del bambino nascente.  

Fratelli Pulvini







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