Coronavirus

BRENNERO, MEZZI PESANTI INCOLONNATI PER 50 KM

Pubblicata il 12/03/2020
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La decisione dell'Austria di chiudere le frontiere con l'Italia a causa dell'emergenza Coronavirus, lasciando transitare solo i camion sta creando enormi disagi lungo la A22, dove da ieri sera si stanno formando code di mezzi pesanti lunghe oltre 50 km. Ogni autista, infatti, viene fermato alla dogana e gli viene controllata la temperatura corporea. Chiusi in entrata, in direzione del confine, tutti i caselli a partire da Bolzano Nord.

Danno da 50 milioni di euro al mese. “Le imprese italiane hanno già iniziato a pagare il salato conto dei controlli alle frontiere, decisi ieri dal Governo austriaco", dichiara una nota dell'Anita, associazione di Confindustria che rappresenta le imprese di autotrasporto merci e logistica che operano in Italia e in Europa, per voce presidente Thomas Baumgartner. "Al Brennero, nella giornata di oggi, si sono registrate in uscita code di veicoli di 50 km, fino a Bressanone, con un allungamento dei tempi di attraversamento del confine per i mezzi pesanti di tre ore. Tradotto in moneta, stimiamo una lievitazione del prezzo per ogni passaggio di camion, che arriva a circa 450 euro. Tenuto conto dei 100.000 passaggi realizzati in uscita al mese, il costo che sopporterà l’export italiano è di oltre 50 milioni di euro al mese”. L'associazione dunque, pur nel rispetto delle misure che impediscano la diffusione del contagio, chiede che i controlli vengano organizzati nel modo più efficace possibile, senza provocare rallentamenti nel traffico merci che danneggiano l’economia italiana. "Chiediamo inoltre al Governo austriaco",  conclude Baumgartner, "di attuare tutte le misure necessarie per fluidificare i traffici al Brennero e, dunque, l’eliminazione dei divieti di circolazione il sabato, del divieto notturno, del pedaggio notturno sulla A13 (Brennero-Innsbruck) e dei sistemi di dosaggio”.

Tensioni tra gli autotrasportatori. Conftrasporto-Confcommercio scrive al Governo, sollecitando un intervento urgente. In particolare,  denuncia il rischio di tensioni tra gli autotrasportatori, oltre a un aumento dell'inquinamento atmosferico nei paesi a ridosso del valico, che contraddice gli obiettivi di salvaguardia ambientale cari all’Austria stessa, alla base delle già forti limitazioni al transito dei Tir imposte da Vienna negli ultimi anni. "Vi preghiamo di intervenire con forza nei confronti del Governo austriaco", scrive il vicepresidente Paolo Uggè, "per tutelare gli interessi dell’Italia e soprattutto per cercare di rasserenare il clima già estremamente teso, individuando procedure di controllo più snelle e potenziando i meccanismi attuali di controllo anche attraverso il coinvolgimento diretto del personale italiano". E continua: “Non vorremmo che l’Austria approfitti della situazione, il che sarebbe a dir poco disdicevole considerato il clima di emergenza, per applicare quello che ha cercato di fare negli ultimi anni: il blocco del trasporto stradale”.

Spunti positivi. Si unisce al coro anche Federtrasporti che elenca alcuni riflessione. "In momento difficile", commenta il presidente Claudio Villa, "emergono evidenze, in qualche modo positive. La prima è che basare l’intera economia sulla rincorsa del costo più basso, alla fine comporta squilibri. Prova ne sia che abbiamo concentrato la stragrande maggioranza della produzione in un luogo (la Cina), consumando per lo più altrove i frutti di quella produzione". E, e si sceglie di dipendere necessariamente da qualcosa, bisogna sapere i rischi a cui ci si espone: "ipotizzare di riavvicinare produzione e consumo, in termini logistici è razionale, forse opportuno perché consentirebbe più facilmente di diversificare le fonti di fornitura". La seconda riflessione riguarda lo smart working, un sistema di lavoro fino a ieri poco o nulla praticato in Italia e che ora molti riscontrano facilmente integrabile nella propria organizzazione. "Sarebbe un peccato", constata Villa", se, terminata l’emergenza, non tenessimo presente questa conquista. Perché cancellare gli spostamenti evitabili equivale anche a mettere in condizione le nostre malconce infrastrutture di ospitare veicoli adeguati alla loro capacità. Di conseguenza si ridurrebbero il traffico, le code e, a quel punto, anche l’inquinamento". Infine, si sottolinea il ruolo chiave del trasporto, ancor più in una situazione di emergenza (pensiamo alla consegna di generi alimentari, ma anche di medicinali e macchinari sanitari) come quella che stiamo vivendo. E nonostante la sua evidente importanza sociale, Federtrasporti lamenta di come questo settore venga spesso trascurato. Per esempio non dispensando dalla chiusura serale disposta per arginare il virus, quelle uniche strutture (gli autogrill autostradali) in cui gli uomini e le donne che conducono i veicoli da trasporto possono ristorarsi e trovare le condizioni minime di sopravvivenza. 

Permettere l'accesso ai servizi. Anche Assotrasporto pone l'accento su quest'ultimo aspetto. "L'emergenza sanitaria in corso", scrive l'associazione, "e le misure volte a combattere l’espandersi dell’epidemia, stanno creando degli effetti collaterali negativi per gli operatori dell’autotrasporto. Con la precedente riduzione dell’orario di apertura e l’attuale sospensione delle attività dei servizi di ristorazione, i camionisti si trovano in difficoltà nel trovare locali aperti dove mangiare durante il giorno e usufruire dei servizi igienici". Dopo aver sollecitato il Governo, ora Assotrasporto si rivolge direttamente alle aziende chiedendo agli imprenditori di permettere ai camionisti almeno l’accesso ai bagni e l’utilizzo dei disinfettanti.

Redazione online







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