Paolo Starace (Unrae)

Sul mercato dei truck pesa
ancora la carenza di componenti

Pubblicata il 08/10/2021
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Il mese di settembre ha chiuso in positivo per il mercato italiano dei veicoli industriali, facendo registrare un +24,7% rispetto al 2020, con un totale di 1.476 veicoli immatricolati (qui i numeri nel dettaglio). Tutto bene, dunque? Non proprio: il comparto risulta ancora soggetto a profonde oscillazioni a causa della carenza di forniture di chip e componenti, un problema che sta colpendo tutti i costruttori indistintamente e per estensione l'intero settore automotive con il relativo indotto. Ma non è l'unica criticità.

Effetto stop&go. Facciamo il punto sul comparto con Paolo Starace, presidente della sezione Veicoli Industriali dell'Unrae (l'Unione nazionale costruttori esteri). "A un'analisi superficiale il mercato potrebbe apparire in una fase di recupero, ma in realtà se si analizza l'andamento annuale si nota che i risultati sono estremamente altalenanti. L'effetto stop and go è determinato dalla discontinuità degli approvvigionamenti di alcuni componenti, che condiziona, di conseguenza, la capacità dei costruttori di consegnare i veicoli”.

Chip, prezzi e carburanti. Un problema per il quale non si scorge una soluzione nell'immediato e che preoccupa in maniera seria per le possibili ripercussioni sul lungo periodo. E che oltretutto condiziona Case, concessionari, ma anche clienti - soprattutto le grandi flotte - che non possono effettuare una seria programmazione. “Le notizie che arrivano dai mercati delle materie prime e dai dati della produzione di componenti essenziali, nonché dall’aumento generalizzato del trasporto e del costo dei carburanti", continua Starace, "non ci consentono di tirare le somme e quindi azzardare previsioni per il prossimo futuro, in una situazione condizionata da fattori a così alto tasso di aleatorietà”.

Carenza di conducenti. Ma come accennavamo all'inizio, questi problemi si sommano ad altri, tutti di difficile risoluzione. “Per il settore dei veicoli industriali", sottolinea ancora Starace, "va poi considerato un fattore ulteriore di difficoltà e incertezza, generato dalla carenza di conducenti al quale dobbiamo rispondere formando da subito una nuova generazione di giovani professionisti, da destinare alla gestione di mezzi tecnologicamente avanzati e in grado di rispondere alle istanze di sostenibilità ambientale. La disponibilità di conducenti professionali preparati rappresenta un’ulteriore condizione per poter andare verso un sistema trasportistico sostenibile, efficiente e affidabile”. 

Il nodo Green Pass. L'entrata in vigore, il 15 ottobre, del Green Pass obbligatorio per tutti i lavoratori pubblici e privati, dunque anche per i trasportatori, rischia di creare un'ulteriore voragine occupazionale. Non solo perché, come denunciano molte associazioni di settore, alcune aziende si troverebbero impossibilitate a sostituire i driver che non hanno ancora effettuato i vaccini, ma anche per un altro motivo. "Un aspetto, che è stato finora poco evidenziato, è il fatto che negli ultimi anni si è fatto ampio ricorso ad autisti dell'Est Europa, dove c'è una scarsa propensione alla vaccinazione oppure si è fatto ricorso allo Sputnik, non riconosciuto nel nostro Paese. Se questi camionisti si trovassero bloccati e senza stipendio, è presumibile ipotizzare che cerchino lavoro in Austria, Germania o Polonia, da dove difficilmente tornerebbero indietro. Ciò, com'è facile intuire, aggraverebbe ancor più la già cronica carenza di driver".

Transizione ecologica. Questa situazione generale si inserisce in un quadro generale che vede il graduale passaggio a mezzi a basso o nullo impatto ambientale. Che tuttavia si scontra con la sostenibilità economica e con tutti i fattori citrati. "Rinnovare il parco dei veicoli", conclude il numero uno della Sezione veicoli industriali dell'Unrae, "continuando a caricare sui costruttori gli oneri più pesanti per la cosiddetta transizione, non solo ecologica, senza avere poi a disposizione addetti in grado di gestirli nella pienezza delle loro potenzialità, non sembra davvero essere una scelta sensata".

Roberto Barone











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