Industria Italiana Autobus

IL VENTO DA TRIESTE
OSSIGENA L'IIA

Pubblicata il 02/11/2015
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Basteranno i cinque Vivacity consegnati a Trieste per dare un futuro all'IIA, al secolo Industria Italiana Autobus? Forse no, ma sono comunque un segnale positivo per un progetto che fin dall'inizio sembrava fin troppo ambizioso.

Ricapitoliamo, per chi non ne avesse memoria. Sul finire del 2014, l'amministratore di King Long Italia, Stefano Del Rosso (rappresentante italiano del colosso cinese King Long), annunciava la creazione di un polo "nostrano" dell'autobus che raggruppava la Bredamenarinibus di Bologna (già gruppo Finmeccanica), lo stabilimento ex-Irisbus di Valle Ufita (AV) e il marchio Officine Padane (di cui lo stesso del Rosso era stato a capo prima della chiusura). In ballo c'era la soppravivenza di un settore produttivo ormai praticamente estinto e, soprattutto, circa 500 operai ancora in cassa integrazione fra Bologna (poco meno di 200) e Avellino (circa 300). Con l'avallo delle parti politiche interessate e la promessa di finanziamenti, l'IIA si apprestava a partire. Le maestranze, in vista della scadenza della cassa integrazione, avevano trovato qualcosa a cui aggrapparsi. Finmenccanica si sbarazzava (seppur solo all'80%) di un settore ritenuto poco strategico e Irisbus (ritornata Iveco) salvava la faccia di fronte a chi l'accusava di non salvaguardare il lavoro degli italiani.

Peccato che dalle intenzioni, poi, bisognasse passare ai fatti. Che, nel caso di IIA significava costruire autobus: almeno 500 all'anno per giustificare tanta manodopera. Tuttavia questi mezzi appartengono alla categoria dei veicoli finanziati, quindi aggiudicati dopo gara d'appalto. Ergo: ci vogliono le gare, bisogna vincerle, acquisire gli ordini e farsi pagare; dettagli non proprio trascurabili.


Nel frattempo la situazione finanziaria si fa critica. E a metà ottobre (come riferiva il Sole 24 Ore) la Xiamen King Long, casa madre cinese, vantava già un credito di 5milioni di euro nei confronti di King Long Italia; contestualmente i cinesi prendevano le distanze da IIA, dichiarandosi formalmente estranei all'operazione del sig. Del Rosso. Nel frattempo uno dei suoi principali soci, il gruppo Vinella, si è sfilato dalla cordata che aveva dato vita al polo italiano dell'autobus. Però, e questa è la buona e più recente notizia, il costruttore Rampini specializzato in minibus a trazione elettrica (ed alternativi in genere) pare intenzionato a collaborare e, soprattutto, ad allargare oltre i confini nazionali la platea dei possibili clienti IIA, visto che il marchio umbro è conosciuto ed apprezzato all'estero.    







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