Bus nel mirino

I MORTI IN SPAGNA
APRONO UN CASO

Pubblicata il 22/03/2016
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Erano giovani, facevano parte di un progetto positivo come Erasmus, ed erano anche molto attivi sui social: così sarà ancor più difficile dimenticare le loro facce e la loro vita così promettente che si è spezzata l’altra notte su un'autostrada spagnola. Certamente è impossibile da accettare per i loro cari, così come dovrà sopportarne l’immane peso l’autista che guidava l’autobus su cui si sono ribaltati. È tutta colpa sua? Secondo i media, sì: pare si sia addormentato. Pare…

Andrà sicuramente accertato, ma è pur vero che il poveretto ha una lunga e specchiata carriera che depone a suo favore; anche se non servirà ad alleviare la sua coscienza. Ma tirare tutte le croci addosso a lui è profondamente sbagliato. Com’è sbagliato additare come insicuro il trasporto su autobus: dalle statistiche (anche se è sgradevole passare dalle persone ai numeri) emerge che è di gran lunga il modo più sicuro di viaggiare rispetto alle auto, agli aerei e ai treni.

Non era nemmeno vecchio il veicolo dell’incidente. Quel modello, lo Xerus dell’Hispano Tata, è stato presentato solo a fine 2010; quindi l’esemplare in questione non poteva avere più di cinque anni; oltretutto risulta montato su un telaio Mercedes-Benz, marca di riferimento del settore specie per quanto attiene ai sistemi di sicurezza (di certo aveva già l’ESP).

Comunque si è ribaltato: vero. E questa è l’unica colpa dell’autista. Perché dalle immagini di giornali e TV risulta evidente che l’abitacolo del bus è piuttosto integro, eccetto uno schiacciamento dello spigolo posteriore sinistro del tetto. Significa che lo spazio vitale non è stato compromesso dal ribaltamento, salvo forse per i due/tre passeggeri dell’ultima fila.

Allora perché sono morti quei 13 ragazzi? Per la più banale delle cause, quella che ancora è protagonista in quasi tutte le cosiddette “stragi del Sabato sera”: non avevano allacciate le cinture di sicurezza e sono stati sbalzati all’esterno o straziati dallo strisciamento sulla fiancata. Al di fuori del veicolo, infatti, non c’era traccia di sedili, né ci sono stati violenti urti che ne giustificassero lo strappamento dai loro supporti.

Oltre la metà delle vittime, sette, erano italiane. E va detto che da noi, se per i passeggeri anteriori le cinture di sicurezza sono state in qualche modo digerite, il 90% di chi sale dietro (se non forzato da chi guida) continua a non allacciarle. E su un pullman… tutti i passeggeri salgono dietro. A poco servono i cartelli e le esortazioni dell’autista, che non può nemmeno controllare chi le allaccia e chi no, visto che in autobus capita anche di muoversi nel corridoio (per andare in bagno, per esempio).

In questi giorni, purtroppo, stiamo assistendo a tutta una serie di giudizi (anche di colleghi) molto improvvisati. Accuse di mancanza di sistemi di sicurezza sui bus, che invece sono diventati obbligatori proprio all’inizio di quest’anno: frenata automatica d’emergenza, ESP e avvisatore di salto di corsia. Qualche costruttore propone già il rilevatore di stanchezza. Ma sono dotazioni degli autobus nuovi, che costano e vanno pagati anche da chi ci viaggia: ricordatevelo quando scegliete il preventivo più basso per voi o per i vostri figli.

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