RENAULT T440

IL MULTIRUOLO REIVENTATO

Pubblicata il 26/02/2018
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Dopo l’ammiraglia di famiglia T520 HSC, Renault Trucks ci concede in prova il più agile T440 con cabina solo SC, vale a dire senza il pavimento piatto. Nella stessa scuderia francese, qualche anno fa, avremmo parlato rispettivamente di Magnum e Premium; ma i tempi sono cambiati e quello che, allora, era il multiruolo per antonomasia, oggi s’è trasformato nel protagonista di questa prova: un camion sempre attento al risparmio, ma senza troppe rinunce per chi lo deve abitare. Al bando, quindi, gli abitacoli stretti; ma in questo caso anche ai cilindri... stretti. Il T440, infatti, ripropone il pacchetto Optifuel, ma lo abbina per la prima volta al motore da 13 litri, invece che al più credibile 11 litri (peraltro sempre disponibile e fino alla taratura di 460 CV). Una contraddizione in termini? Forse, eppure il nostro percorso dice che...

Andiamo con ordine - Alla Renault Trucks la sigla “Opti” assume un’infinità di significati, a seconda che sia il prefisso di un cambio, di un sistema di trazione o di frenatura, ecc. È sempre una questione di ottimizzazione, che declinata al risparmio carburante, Optifuel appunto, porta in dote l’Eco Cruise Control che fa riguadagnare più gradualmente la velocità impostata e l’Optivision che prevede l’andamento della strada adeguando di conseguenza la strategia di cambiata: è il solito cruise predittivo, ma funzionante qui con una logica che non sfrutta le mappe 3D via satellite, bensì in base all’esperienza su quel determinato percorso propria del veicolo o di altri analoghi nel gruppo Volvo/Renault. Peraltro il cambio automatizzato ha la modalità Power inibita e col programma Fuel Eco evita normalmente gli alti regimi. A ciò si aggiungono la pompa dell’idroguida a portata variabile e il compressore dell’impianto pneumatico disingaggiabile. Questo il contorno, giacché il piatto forte, dicevamo, è il DTI 13: 6 cilindri da 131 mm di alesaggio per 158 di corsa, rispettivamente +8 e +6 sul DTI 11. Dal piccolo, peraltro, il 13 litri ha per ultimo ereditato l’iniezione common rail che gli ha permesso di superare lo step “C” sulle emissioni Euro 6. L’abbattimento degli inquinanti è sempre operato da un sistema EGR, più SCR; ma il ruolo del ricircolo è molto marginale, tant’è che alla Renault (come alla Volvo) non si prendono nemmeno la briga di refrigerarlo, così almeno risparmiano il peso dello scambiatore. Un risparmio molto relativo, visto che l’11 litri registrerebbe da solo 150 kg in meno. Così, alla fine, il nostro T440, coi suoi oltre 7700 kg, di tara finisce per rinnegare un po’ lo spirito dell’antenato Premium che della leggerezza faceva una delle sue bandiere (almeno nelle prime edizioni); però qui c’è molta più sostanza, oltre che spazio. E la dote è infinitamente più arricchibile, al di là del cambio che invece è solo uno: l’automatizzato Optidriver. Poco male, visto che sui pesanti stradali il manuale ha ormai i giorni contati.

 

Sospeso sull’aria - Chiarito che il T440 non è esattamente una piuma, il nostro Renault s’è presentato in allestimento full pneumatic che non è di certo la soluzione più leggera. Su quattro soffietti anche la cabina: quasi a voler cullare gli occupanti per farsi perdonare la presenza dei 20 cm di tunnel motore, unica differenza rispetto all High Sleeper; quest’ultima, montata più in alto di un gradino, riesce ad offrire ovunque gli oltre due metri d’altezza libera interna che qui ritroviamo solo nei pozzetti davanti ai sedili: gli spostamenti interni sono un filo più complicati, in compenso è più facile salire e scendere. Tutto il resto è identico, a cominciare dalla plancia, moderna e con un ampio piano d’appoggio superiore. La finitura superficiale delle plastiche e gli accostamenti cromatici la fa sembrare ancora più rigida della media, tuttavia gli assemblaggi sono accurati. Il volante abbina alle solite regolazioni in profondità e inclinazione anche una sorta di movimento basculante: non si riesce a metterlo troppo verticale come sugli svedesi, ma un compromesso comodo lo si trova comunque. Fatta l’abitudine a certe scelte nella disposizione dei comandi e alla grafica della strumentazione un po’ eterogenea, il Renault si lascia condurre con facilità. E, col nuovo motore, risulta pure più silenzioso di un paio di decibel: mica pochi nel migliorare la qualità del rumore; merito del common rail che “picchia in testa” decisamente meno degli iniettori-pompa precedenti. La sezione a cuneo che si restringe a 2,3 metri di larghezza davanti e l’inclinazione di 12° del parabrezza, da dentro praticamente non si percepiscono, ma hanno effetti benefici sull’aerodinamica, peraltro ulteriormente affinata in quest’ultima edizione dei T Range con le bandelle in gomma sotto al paraurti, i passaruota più aderenti e lo spoiler sul tetto riprofilato. Ottima la visibilità. Raccontato così, questo T440 non sembra poi tanto diverso da quello che provammo un paio d’anni fa.

 

Dettagli che (s)contano - Eppure, flussometro alla mano, ha consumato oltre un litro di gasolio in meno ogni 100 km, posizionandosi tra i più morigerati “bevitori” che abbiano mai calcato il nostro percorso. A farlo tornare un po’ nei ranghi - pur con un soddisfacente 3,24 km/l che resta migliore del precedente Optifuel 460 con l’11 litri - è il fabbisogno di AdBlue: 12,2 è la percentuale più alta mai registrata da che misuriamo il consumo di additivo, cioè dall’Euro 4 in avanti. Evidentemente, sul Renault il ricircolo dei gas di scarico EGR lavora proprio poco, viceversa un tracciato storicamente difficile come il nostro mette alla frusta tutti i 440 CV di cui dispone. Una cavalleria invero piuttosto... pigra, visti i tempi di accelerazione non proprio effervescenti. Diciamo che questo T si gode di più ai bassi regimi, quando riesce a tenere la marcia anche financo ai 900 giri/min senza apparente sforzo. Da qui ai 1300/1400 è il suo terreno di gioco preferito, oltre non serve insistere, perché consumerebbe di più senza andare più forte; men che mai conviene tirarlo al limitatore, dato che il 13 litri oltre i 1800 giri/min si riprende tutto quello che ha regalato all’estremo opposto del contagiri, con una repentina flessione sia della potenza sia della coppia. Casomai sarebbero regimi utili al freno motore Optibrake+, se non fosse che i pur abbondanti 382 kW vengono surclassati dai 450 del retarder Voith: essendo meno legato alla velocità del motore risulta più pratico, anche se contribuisce pure lui a far salire l’ago della bilancia (circa 100 kg). Del cambio, specie col pacchetto Optifuel, non ci si deve preoccupare: fa da solo ciò che serve e anche piuttosto bene; inutile forzare marce diverse da quelle che si sceglie da sé alla ricerca di una verve che tanto non c’è: meglio goderselo nella sua tranquillità il T440, puntando tutto sull’elasticità. Anche delle sospensioni. La soluzione pneumatica anche all’avantreno non pregiudica la precisione di guida e assorbe meglio di qualunque balestra i giunti stradali più sconnessi. E tutto sommato appare in sintonia con l’indole “pacifista” del nostro Renault: se non puoi arrivare prima a destinazione (che tanto ci sono i limiti di velocità), almeno arrivaci riposato.

 







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