VEICOLI INDUSTRIALI

Vendite su a luglio e agosto,
ma regna l'incertezza

Pubblicata il 10/09/2021
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Torna il sereno sul mercato italiano dei veicoli industriali, che rimane tuttavia trainato prevalentemente dal segmento dei pesanti. Dopo un inizio d'anno positivo per le immatricolazioni, con i primi quattro mesi tutti contraddistinti dal segno più, seguito da una flessione a doppia cifra a maggio (-11,5%) e giugno (-29,5%), il periodo estivo ha fatto registrare nuovamente una consistente crescita della domanda. Un'altalena che evidenzia forti segnali di incertezza. 

Bene il consuntivo, ma... Secondo le proiezioni del Centro Studi dell'Unrae (Unione, nazionale dei costruttori esteri), elaborate sulla base dei dati forniti dal ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (ex dicastero dei Trasporti), a luglio sono stati consegnati complessivamente 2.275 veicoli e ad agosto 1.180, con un incremento rispettivamente del 44,4 e del 20,5% rispetto agli stessi mesi del 2019 (-1,4 e -8,2% la variazione a confronto con l'analogo periodo del 2020, che rimane comunque poco significativo, dal momento che ci trovavamo in pieno lockdown). Si merita poco più della sufficienza il consuntivo dei primi otto mesi, che si chiude con un +4,2% per un totale di 17.333 camion: risultato soddisfacente, ma non abbastanza da far dormire sonni tranquilli al comparto. 

Mercato "truck-centrico". Il mercato, come accennavamo, rimane  abbastanza "truck-centrico", con le vendite dei pesanti a farla da padrona sia sul fronte delle percentuali di crescita sia su quello dei volumi. I veicoli con massa a terra superiore alle 16 tonnellate, infatti, sono stati protagonisti di un consistente balzo in avanti: +65,3% (1.880 unità immatricolate) a luglio e +23,4% (927) ad agosto. Luci e ombre, invece, per i mezzi tra le 6,01 a 15,99 tonnellate, che subisono una flessione del 5,3% (320 esemplari) a luglio e si rifanno ad agosto con 225 consegne, pari a +19% rispetto all'ottavo mese del 2019. Male, anzi malissimo, infine, per i camion tra 3,51 e 6 tonnellate, che hanno venduto nei due mesi in esame 75 e 28 unità, subendo un calo rispettivamente del 25,7 e 28,2%. Il cumulato dei primi otto mesi, infine, è pari a 14.353 immatricolazioni (+7,3%) per i pesanti, 2.502 (-0,7%) per i medi e 478 (-35,8%) per i leggeri.

Ordini e carenza di componenti. "Il recupero del trasporto merci è un indicatore determinante per la ripresa economica dell'intero Paese", spiega a tuttoTrasporti, Paolo Starace, presidente della sezione Veicoli Industriali dell'Unrae. "Quello che preoccupa maggiormente è l'andamento a singhiozzo del mercato, fortemente condizionato negli ultimi mesi dalla difficoltà dei costruttori a consegnare i veicoli a causa della carenza di componenti. E non parliamo solo di chip, ma di molti singoli elementi indispensabili che si fatica a reperire. Il rallentamento e la sospensione di alcune produzioni hanno allungato notevolmente i tempi di consegna, facendo altresì lievitare i costi di produzione, quelli dei materiali e, a cascata, anche sul prezzo dei trasporti. Un aggravio che finora è stato in buona parte sostenuto dai Costruttori stessi, ma con inevitabili ricadute anche sui listini, che tutti i brand sono stati costretti a ritoccare al rialzo”. 

Ripercussioni su bilanci e occupazione. "Questo problema", continua Starace, "se dovesse protrarsi nel tempo rischia di avere pesanti ripercussioni, oltre che sugli ordini (con un portafoglio che diverrebbe sempre più esiguo), anche sui conti economici dell’intera filiera e, conseguentemente, sull'occupazione. Ma le implicazioni sono molteplici: i clienti, e in particolare le flotte, hanno spesso effettuato una programmazione che non riescono a rispettare ed esplorano soluzioni alternative, rivolgendosi al mercato dell’usato (la cui disponibilità, soprattutto per quello fresco, è ai minimi termini e anche in questo caso con prezzi costi lievitati) o prolungando i contratti di leasing, aumentando ulteriormente l’età del parco circolante. Che ricordiamo è uno dei più vetusti d'Europa". 

Il nodo del valore residuo. Sono infinite le sfaccettature del mercato, che vanno tutte analizzate e prese inconsiderazione. Secondo il presidente della sezione Veicoli Industriali dell'Unrae "con la transizione energetica in atto, considerando che oggi vendiamo prevalentemente mezzi con combustibili di origine fossile, c’è anche il nodo del valore residuo. Le aziende che devono fare investimenti a lungo termine si chiedono infatti quanto varrà il loro veicolo fra cinque o sei anni. Un elemento che crea ulteriore incertezza e condiziona ovviamente le politiche di acquisto delle aziende".

Urgente il rinnovo del parco. "Sempre sul fronte della sostenibilità, le misure a sostegno del governo, in particolare attraverso il Pnrr, sono al momento piuttosto miopi", commenta Starace. "Il piano pensa al futuro e stanzia risorse per elettrico e idrogeno, ma guardando più al mondo delle auto, ai treni ad alta velocità, al trasporto urbano e molto poco alla realtà dei veicoli industriali e del trasporto merci. Sul fronte delle colonnine di ricarica, per esempio, nel piano vengono considerate prevalentemente quelle per i veicoli passeggeri, mentre sappiamo che per i mezzi da lavoro devono essere poste in luoghi differenti e con una potenza maggiore. Il nostro auspicio è che da qui in avanti, nello spendere questi fondi, si presti una maggiore attenzione alle esigenze specifiche del nostro comparto. In ogni caso, il piano evidenzia spunti interessanti di sviluppo green, ma con tecnologie che vedranno la luce non prima di 10-15 anni. Poco, però, si sta facendo per avviare questo processo nell’immediato, anche considerando l’anzianità media del nostro parco circolante, che secondo il nostro Osservatorio negli ultimi anni è ulteriormente peggiorata, passando da 13,4 ai 14 anni, nonostante le recenti politiche di incentivi per il rinnovo del parco, che evidentemente non stanno funzionando. Quindi bene guardare al medio-lungo termine, ma bisogna pensare anche al presente, togliendo dalle strade i mezzi più datati con un vantaggio in termini di minori emissioni di CO2, ma anche sul fronte della sicurezza".

Chi più inquina più paga. Gli incentivi rottamazione finora hanno visto avvantaggiarsi prevalentemente le flotte che acquistano mezzi pesanti e che oltretutto molto spesso hanno già veicoli abbastanza recenti. Quindi i bonus andrebbero comunque rimodulati in modo da stimolare i segmenti inferiori, togliendo dal mercato dagli Euro 0 agli Euro 5, che rappresentano oltre il 50% del parco circolante. Per intaccare questo zoccolo duro, però l'Unrae ritiene che sia necessario ricorrere al principio “chi più inquina più paga”.  Quindi non più stanziando risorse, ma togliendole, introducendo misure penalizzanti: per esempio facendo pagare di più l’autostrada, sottoponendo più spesso i mezzi vecchi a revisione, riducendo la capacità di carico, impedendo l’accesso in determinate aree. Provvedimenti a costo zero per il Governo, ma che incentiverebbero l’acquisto di veicoli nuovi, meno inquinanti e più sicuri grazie ai moderni sistemi di assistenza alla guida.

Ripensare alla supply chain. Tornando ai dati di mercato, nella situazione attuale l'Unrae stima una chiusura d'anno per il segmento in questo momento più rappresentativo, ossia quello dei mezzi oltre le 16 tonnellate, attorno alle 20.000 unità, ossia di un paio di punti percentuali sopra ai volumi del 2019. “Tutto dipenderà dalla capacità dei costruttori di rispettare gli ordini", sottolinea Starace, "anche perché riteniamo che il settore non sia ancora uscito dal tunnel e la carenza di materiali si farà sentire anche nei prossimi mesi. Un miglioramento delle condizioni, che liberi dall’incertezza sul futuro ed eviti un rallentamento grave del rinnovo del parco in senso sostenibile", conclude Starace, "non può che passare per un ripensamento a livello europeo dell’intera supply chain della filiera automotive dei veicoli commerciali e industriali, in particolare quelli pesanti, in quanto beni strumentali operanti in un settore strategico. Il possibile blocco del mercato dei veicoli, che si aggiunge alla endemica carenza di conducenti a livello continentale, è la sfida più pesante e pericolosa che il trasporto merci deve affrontare. Non c’è davvero più tempo da perdere”.

Roberto Barone

Scarica il Pdf dell'Unrae con le immatricolazioni di luglio e agosto 2021











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