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Caro carburante, cresce la rabbia nell'autotrasporto

Pubblicato il 11/02/2022 in Industria
Caro carburante, cresce la rabbia nell'autotrasporto
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Le associazioni di categoria denunciano un aumento della tensione tra gli autisti e minacciano il fermo della categoria

Giorno dopo giorno cresce la tensione nell'autotrasporto per i ricari dei carburanti. Aumenti che ormai hanno coinvolto, oltre a gasolio e benzina anche l'AdBlue e il gas, in particolare l'Lng, alimentazione nella quale molte aziende hanno investito per ridurre i costi e il livello di emissioni della loro flotta. A denunciarlo sono tutte le associazioni di rappresentanza, alcune delle quali invocano anche il fermo del settore. 

Rischio proteste. Unatras, per esempio, ha scritto una lettera accorata al Governo, al quale ha chiesto di andare "oltre l’indifferenza" dando risposte concrete già nell’incontro fissato per il 17 febbraio prossimo. “Quello che si è abbattuto sul mondo dell’autotrasporto è un ciclone spaventoso", scrive l'associazione. "Il malcontento è diffuso nei territori tra le imprese e sta generando fenomeni di rabbia che rischiano di sfociare in proteste incontrollate”.

Nell'ultimo anno i carburanti sono aumentati di oltre il 25% generando all'autotrasporto maggiori costi per oltre 535 milioni di euro

Si valuta il fermo. “C’è il rischio concreto che sia più conveniente spegnere i motori anziché continuare a viaggiare", avverta Unatras, che ha più volte aperto al dialogo. "La situazione è allarmante. Tanto che la nostra presidenza, ha deliberato lo svolgimento nelle prossime settimane di una serie di manifestazioni unitarie di autotrasportatori su diverse aree del territorio nazionale. Iniziative che, in assenza di impegni precisi da parte dell’Esecutivo, non potranno che essere propedeutiche ad azioni di autotutela della categoria, non esclusa la proclamazione di un fermo dei servizi”.

Ipotesi concreta. Un'ipotesi invocata anche dall'associazione dei piccoli imprenditori, Ruote Libere, tramite la sua portavoce, Cinzia Franchini. "Di fronte all'aumento incontrollato del prezzo del carburante occorre mettere in campo tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Il settore dell'autotrasporto rischia di naufragare, tante piccole e medie aziende sono a un passo dalla chiusura e la criminalità organizzata, da sempre interessata a questo mondo, sta sfruttando questa situazione in modo evidente. Ecco allora che anche il fermo dell'autotrasporto, troppo spesso evocato a sproposito, a questo punto deve essere preso in seria considerazione".

Aumenti del 25%. "Migliaia di operatori sono da un anno e mezzo alle prese con il rincaro dei carburanti, che negli ultimi mesi ha viaggiato ‘a mille’ e non accenna a placarsi", spiega l'Unatras. "Parliamo di aumenti generalizzati di oltre il 25% in un anno, con maggiori costi per oltre 535 milioni di euro che l’autotrasporto non riesce a ribaltare sui propri committenti e che finiscono per scaricarsi interamente sui già risicati margini di profitto delle aziende”.

Richieste e soluzioni. Per porre un freno a questa situazione Unatras chiede, in particolare un intervento urgente attraverso: • provvedimenti economici di sostegno alla categoria, quali crediti di imposta per i maggiori costi sostenuti per i carburanti, attingendo dal ‘tesoretto’ che ha incassato il Fisco sull'Iva pagata per le accise; • la previsione di un meccanismo di adeguamento automatico per l'aumento del gasolio; • la ripubblicazione aggiornata da parte del Mims dei costi di esercizio che gravano sugli autotrasportatori; • l’apertura del tavolo di lavoro permanente sulle regole di settore, per un’analisi approfondita che affronti in particolare l’impatto delle nuove norme comunitarie in tema di accesso al mercato, le semplificazioni burocratiche e la revisione degli onerosi obblighi formativi per contrastare la carenza di conducenti.

La posizione di Ruote Libere. Ma non tutti sono d'accordo. In particolare per quanto riguarda i crediti d'imposta. "Un'idea che non condividiamo", spiega Cinzia Franchini, "del tutto scollegata dalla realtà perché dimentica che le piccole e medie imprese, spina dorsale del settore, spesso chiudono i bilanci in pareggio o addirittura in perdita e quindi non hanno crediti da poter scaricare. Le azioni da fare in modo urgente sono due: congelare la vergognosa tassa sulle tasse ovvero l'Iva sulle accise e stabilizzare al ribasso il prezzo del carburante. In assenza di questi provvedimenti il nostro mondo deve mobilitarsi".

Redazione online

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