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Trasporto pubblico A CHE GIOCO GIOCHEREMO?

Pubblicato il 05/05/2020 in Bus
A CHE GIOCO GIOCHEREMO?
A CHE GIOCO GIOCHEREMO?

A tre giorni dalla ripartenza per il Tpl si preannuncia il caos. A cominciare da chi deve decidere cosa.

A tre giorni dalla ripartenza per il Tpl si preannuncia il caos. Su bus, treni, tram e metropolitane, l'obbligo di mantenere le distanze interpersonali si traduce in una inevitabile riduzione della capacità di trasporto. Nella migliore delle ipotesi si stima che mancheranno all'appello due terzi dei posti precedenti.

Si tratta di una stima per difetto, perché gli autobus urbani sono mezzi progettati per accogliere 6 persone al metro quadro negli spazi riservati ai passeggeri in piedi. Adesso ce ne dovrebbe stare una sola: il condizionale è più che d'obbligo. A rigor di decreto un 12 metri da 100 posti si ridurrà ad ammetterne dai 15 ai 20: la perdita di capacità di trasporto qui è dell'80%!

A CHE GIOCO GIOCHEREMO?

Potrebbe ancora funzionare dal 4 maggio, quando in pochi torneranno davvero al lavoro e molti continueranno a farlo in modalità smartworking. Tanti altri purtroppo preferiranno l'auto privata, magari vecchia e inquinante, con buona pace dell'aria pulita che, se non altro, abbiamo respirato in questi giorni: il micidiale duetto smog/traffico impazzito è lì che ci aspetta. Le scuole resteranno chiuse fino a settembre, sembra: se è un disagio per chi non sa dove parcheggiare i figli, è però un sollievo per i mezzi pubblici. Ma, ammesso che vada tutto quasi bene a maggio, in autunno il problema si riproporrà in tutta la sua drammatica interezza. All'estero, Germania compresa, adottano le mascherine e i guanti, ma non il distanziamento. E questo appare un minimo rischio, ragionevolmente accettabile per una ripartenza degna di questo nome.

A CHE GIOCO GIOCHEREMO?

Chi controlla? Il modo della messa in pratica di certe restrizioni è tutto da sbrogliare. Stiamo in attesa di vedere come reagiranno i passeggeri in attesa alle fermate, quando qualcuno impedirà loro di salire a brodo dell'ennesimo mezzo semivuoto per concetto, ma già troppo pieno per poter garantire la sicurezza sanitaria. Imbarazzante il rimpallo di responsabilità fra la Ministra delle infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli e il Presidente di Asstra, Angelo Gibelli. La prima delega la funzione di controllo e conteggio alle stesse aziende di trasporto pubblico; il secondo, giustamente, ribadisce che gli autisti non possono svolgere mansioni di Ordine pubblico. Intanto si va avanti facendo finta che la cosa si risolverà da sè.

A CHE GIOCO GIOCHEREMO?

Chi paga? Altro piccolo dettaglio è la sostenibilità del sistema. Ammesso che le aziende abbiano controllori sufficienti e autorizzati a fare i poliziotti, poi bisognerà trovare le risorse per pagarli. Perché un servizio pubblico che nella stragrande maggioranza dei casi, con pochissime eccezioni, se va bene pareggia i conti, con un'affluenza di traffico pagante ridotta anche solo della metà, come appare ragionevole, non sopravvive a lungo senza interventi dello Stato. Non senza tagliare corse e stipendi del personale, e a dirlo sono i dirigenti delle aziende più sane del settore. 

Redazione online

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