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Vairano INCONTRO RAVVICINATO COL NUOVO ACTROS

Pubblicato il 12/07/2012 in Truck
INCONTRO RAVVICINATO COL NUOVO ACTROS
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Dopo averne tanto parlato e dopo averli toccati e provati in Germania, eccoli qua sulla pista ASC di

Dopo averne tanto parlato e dopo averli toccati e provati in Germania, eccoli qua sulla pista ASC di Vairano. Una dozzina di nuovi Actros spunta dalla nebbia, pronta per le prime impressioni di guida italiane dedicate a stampa e trasportatori. Quando le hostess spostano la transenna, ci fiondiamo vicino alla cabina Gigaspace di un 1851. Saliamo. Il lavoro dei designer si vede subito, forse ancora più che all'esterno. Se gli Actros precedenti erano solidi ma un po' freddi, qui si sente subito che c'è un'altra atmosfera. Pure troppo, forse. Cruscotto avvolgente, sedile con due grandi "ali" ai lati del poggiatesta, plastiche e rivestimenti chiari nella parte alta e scuri in quella bassa, tessuto a fantasie geometriche nella fascia centrale. Un insieme elegante, non c'è che dire, ma forse un po' troppo elaborato. Per trovare qualche difetto all'arredamento dobbiamo cercarlo con la lente. Bisogna proprio dirne un paio? Uno, il rivestimento del montante parabrezza che s'interrompe a tre quarti d'altezza, mostrando un'inestetica sovrapposizione: un pezzo unico sarebbe stato meglio. Due, il tavolino che si estrae dalla parete posteriore non ha un'aria robustissima, al contrario di quello davanti al passeggero in solido metallo. Tutto qui.
Al volante non è immediato trovare il comando della regolazione del volante (un pulsante giallo da azionare col piede sinistro: da seduti non si vede), ma lo sforzo viene ricompensato: impostare la posizione ideale del volante è immediato, e che posizione! Fra i trasportatori, qualcuno lo paragona subito a un concorrente noto per l'ergonomia, per poi sentenziare "no, questo è meglio". Partiamo senza sussulti (cosa non scontata, con un automatizzato) e le marce si inseriscono dolcemente, anche se pestiamo sull'acceleratore con decisione. Il motore è elastico e dolce; il demo-driver seduto al posto del passeggero ci fa cenno di rallentare. Senza assolutamente accorgersi, dopo pochi metri stiamo già sorpassando i 60 km/h previsti come limite sulla pista (dove guidano anche giornalisti che non hanno la patente da camion). Insonorizzazione e della taratura delle sospensioni ci stavano fregando: credevamo di andare molto più piano. Alla prima chicane cerchiamo il semirimorchio negli specchi per impostare la curva?e dobbiamo girare la testa un po' troppo. Anche lo schermo del Fleetboard, sul tratto obliquo del cruscotto, fa togliere lo sguardo dalla strada. La chicane si passa in scioltezza, così come senza alcun problema, e a 10 km/h in più del "consentito" ci inseriamo nella curva a 180° sullo steering pad.
Qualcuno degli autisti più esperti tenta di far inserire l'ESP con manovre repentine, ma niente da fare: il lavoro sulla rigidità del telaio si vede. Rettilineo, e poi altra curva a gomito, questa volta molto più stretta. Nonostante il lancio oltre 60 km/h, riusciamo ad affrontarla senza toccare il freno: il retarder ad acqua fa il suo lavoro energico e progressivo. Alla curva dopo proviamo a usare solo il freno, ma il 1851 non si scompone. Ultima prova, la partenza in salita con l'hill holder: il problema, per chi guiderà il nuovo Actros tutti i giorni, sarà passare ai veicoli che non ne sono dotati? La paletta della solita hostess ci fa segno che dobbiamo lasciare il camion. Peccato, anche se c'è tempo per vedere la variante autocarro a tre assi (una primizia, dal momento che non sarà in commercio da subito)e la cabina Gigaspace in versione Solo Star. Qui il sedile destro non è pensato per un passeggero (che può comunque viaggiarci) ma è una poltroncina relax da utilizzare durante le soste. Lo schienale avvolge anche la parete; ci si può sedere anche rivolti verso l'interno. C'è da scommetterci: sarà la preferita dei padroncini che viaggiano soli.

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