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Volvo FH-460 I-Save La nostra prova

Pubblicato il 17/01/2022 in Truck
La nostra prova
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Già testato lo scorso anno a 40 ton, stavolta aggancia il nostro semirimorchio per fare il precorso completo ai pesi massimi. E il risultato, in termini di consumo, rimane sorprendente: la "supercoppia", evidentemente, paga

Giusto un anno fa riuscivamo a mettere le mani sul Volvo FH-460 I-Save per una prova sprint, accorciata a 400 km e con il semirimorchio della Casa zavorrato a 40 tonnellate di peso complessivo. Il mondo si stava per chiudere, causa pandemia, e non avevamo scelta: o così o niente. Quindi ci eravamo accontentati, portando comunque a casa dei risultati molto lisunghieri in termini di velocità media e consumi. Facile di rete voi: con 4.000 chili in meno e la profilatura esagerata del traino... Lo pensavamo pure noi, però il fatto che non gli avessimo risparmiato le tappe più difficili, quelle con scavallamento degli Appennini, ci dava l'idea che i 2.600 Nm garantiti dal turbocompound potessero davvero fare la differenza. Ebbene, stavolta, il Volvo ha agganciato il nostro Viberti, raggiungendo il livello standard di peso prossimo alle 44 tonnellate. Idem l'aerodinamica che, come tutti i mezzi utilizzati per lavorare davvero, non è certo quella "perfettina" fatta di carenature, ruote coperte ed estrattori di coda degni di una Formula 1.

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Il carico non gli pesa. A conti fatti, però, il risultato non è cambiato di molto, l'FH-460 ha registrato il record assoluto del percorso di tuttoTrasporti: 3,74 km con un litro di gasolio, appena corretti al ribasso (3,64) dal modesto fabbisogno di AdBlue. Nessun camion finora - e abbiamo un file lungo più di quindici anni su questo identico percorso - è mai andato oltre i 3,5 km/l. Quindi, tanta roba questo I-Save. Che è e rimane un 460, intendiamoci: non ti attacca al sedile quando acceleri come l'FH16-750, ma ha pur sempre la coppia di un qualunque 550/600 CV. Ed è quella che conta, perché rappresenta la capacità di compiere lavoro: in fisica è la misura di una forza per uno spostamento, nel nostro caso 44 tonnellate; indipendentemente dalla velocità. In effetti, durante il test, che i litri scorressero lentamente l'avevamo notato, ma non potevamo renderci conto della velocità (i rilievi cronometrici sono più difficili da tenere a mente). La sensazione, però, era che il nostro Volvo salisse sì senza affanno, ma che non fosse un fulmine di guerra, insomma un onesto 460... Sbagliato! Il foglio di excel lo abbiamo controllato e ricontrollato per sicurezza, però 'sto I-Save è andato pure forte.

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La magia della coppia. Il trucco, peraltro messo in atto da tutti i costruttori negli ultimi anni, sta tutto nell'allungamento dei ponti: meno giri motore, a pari velocità, fanno durare di più il pieno del serbatoio. Però se non hai la forza di tirarli, certi rapportoni diventano un danno, perché aumentano i cambi marcia. Questo FH, abbiamo visto, la forza ce l'ha. Da dove gli viene? Da un 13 litri che sfrutta benissimo le due turbine (una per pompare più aria nei 6 cilindri, l'altra per aiutare direttamente l'albero motore), coadiuvato dal solito cambio I-Shift che riesce a tenerlo in quel ristretto numero di giri in cui i 2.600 Nm rispondono tutti all'appello. Un intervallo un po' limitato che, se vogliamo, è l'unico difetto di questo motore che non allunga in potenza. Però non è un vostro problema, perché ci pensa l'automatizzato a snocciolare via via le marce superiori. Il Volvo FH-460 scala le montagne alla grande e per veder apparire sul display una marcia diversa dalla 12a, cioè l'ultima, sulla Cisa bisogna aspettare fin quasi a Berceto. Prima non molla, mai.

Danilo Senna

Estratto della prova pubblicata su tuttoTrasporti di novembre 2021, n. 454.

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