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Toyota Proace City Electric, il nostro test

Pubblicato il 14/12/2022 in Van & Pick-Up
Toyota Proace City Electric, il nostro test
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Arrivato qualche mese dopo i modelli Stellantis da cui deriva, si distingue per scelta di equipaggiamenti e garanzia. Convince l'equilibrio fra autonomia, prestazioni e capacità di carico

Se il segmento dei furgoni compatti è stato uno dei primi ad aver accolto modelli elettrici una decina d'anni fa con il Renault Kangoo e il Nissan e-NV200, il ricambio generazionale in corso fa sì che il ventaglio di proposte attualmente disponibile non sia particolarmente ampio e oltretutto privo dei due iniziatori. Nucleo dell'offerta di minifurgoni a batterie è l'armata Stellantis, con Citroën ë-Berlingo, Opel Combo-e e Peugeot ePartner, cui adesso si oppone il Toyota Proace City Electric, peraltro sviluppato sulla stessa piattaforma e con le stesse caratteristiche di base dei franco-tedeschi. L'unico altro modello a corrente di questa taglia è il Maxus eDeliver3, in realtà orientato verso una classe di capacità leggermente più elevata.

Toyota Proace City Electric, il nostro test

Dieci anni o 250 mila km. In attesa del ritorno delle proposte Renault e Nissan, dell'analogo Mercedes e più avanti di Ford, il Proace City ha tempo per consolidare la propria presenza in un ambito dove il fratello con motori termici ha già fatto valere alcune specificità legate alla tradizione della Toyota. In particolare, anche rispetto alla proposta dei marchi Stellantis, il piccolo giapponese può far valere la garanzia di 10 anni o 250mila km e una composizione della gamma e degli equipaggiamenti disponibili che è sì un po' meS no articolata di quella dei cugini,ma in definitiva più comprensibile e pur sempre ancorata alle fasce di utilizzo più comuni. Ci sono un passo corto, quello della prova, e uno lungo, con due livelli di allestimento e una portata intermedia fra le due proposte per i Proace City termici. Il prezzo di listino è impegnativo, ma accompagnato da promozioni in fase di lancio.

Toyota Proace City Electric, il nostro test

Motore abbondante. Non cambiano ovviamente il motore da 100 kW condiviso col Proace e le batterie da 50 kW, corrispondenti al livello base del fratello maggiore, in funzione di pesi e dimensioni inferiori. A proposito di ingombri: a fronte della crescita di quasi tutti gli altri modelli, coi suoi 4,4 metri di lunghezza questo van a passo corto risulta uno dei più compatti del panorama. Perlomeno uno dei più compatti, visto che l'abbondante volume anteriore rende l'insieme piuttosto massiccio e fa sembrare le zone del muso e dell'abitacolo preponderanti rispetto a quella di carico. Un aspetto , quello del cofano abbondante, che si riflette sulla visibilità in manovra, dove vengono in aiuto i sensori anteriori di serie sull'allestimento Comfort del test. Peraltro, le generose dimensioni permettono di proporre una credibile soluzione 1+2 per l'abitabilità interna. Il conducente e i due passeggeri, purché per tratti brevi, non hanno di che lamentarsi.

Toyota Proace City Electric, il nostro test

Tre programmi. Comandi e grafiche richiamano la parentela francese, con in particolare la piccola console centrale che porge all'autista il pulsante del freno di stazionamento e, ancor più vicino, il selettore di marcia avanti/folle/retro, con in testa il tasto P per il parcheggio e in coda il B, che enfatizza la rigenerazione dell'energia in frenata. Subito a destra, inoltre, il bilanciere che permette di cegliere fra i programmi di guida Eco, Normal o Power (che liberano 60, 80 o 100 kW di potenza e, rispettivamente, 190, 210 e 260 Nm di coppia. Nell'utilizzo tipico urbano/periurbano, con qualche puntata fuori città e in autostrada, il Proace City Electric non solo si muove senza complessi d'inferiorità rispetto ai furgoni diesel, ma garantisce anche un'autonomia in linea con le esigenze quotidiane, e anche più che quotidiane, di artigiani e impiantisti. Il Toyota si distingue rispetto ai modelli Stellantis per l'adozione di serie di un caricabatterie di bordo da 11 kW anziché 7,4. I numeri rilevati dal Centro prove sono coerenti con quelli registrati nel marzo scorso sull'Opel Combo-e a passo lungo. Il Proace City è più agile, poco meno assetato di elettroni, un po' rumoroso alle alte velocità (dove il rotolamento dei pneumatici e l'eco dal vano di carico prendono il sopravvento) e permette di amministrare bnee la riserva di energia. Lo sterzo non brilla per precisione, ma non è pesante come quello del Proace. Gli spazi d'arresto sono più brevi di quelli del Combo-e e l'Esp è tarato per interventi decisi, forse superflui vista la stabilità intrinseca data dal baricentro basso dovuto alla presenza delle batterie sotto al pianale.

Raffaele Bonmezzadri

Estratto della prova pubblicata su tuttoTrasporti di giugno 2022, n. 461.

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