Per fare in modo, durante questa emergenza, che la sanità, l’economia e i generi di prima necessità siano alla portata di tutti è indispensabile che il trasporto non si fermi.

Nasce quindi la campagna di comunicazione #Proudtobetrucker, a sostegno della filiera dell’autotrasporto, ideata e promossa da VDO. L’obiettivo, seguendo l’iniziativa #iostocoltrasporto, è mettere in evidenza il lavoro, oggi più complesso che mai, degli autotrasportatori, in prima linea in questo momento di emergenza. I conducenti professionisti, oggi come sempre, garantiscono il rifornimento della catena di approvvigionamento, affrontando code e ingorghi, passando giorni sulla strada, da soli, caricando e scaricando i camion a ritmi serrati, con la calma e la professionalità che li contraddistingue. A queste persone VDO vuole dire un sentito grazie per il lavoro svolto, ogni giorno, con imperturbabilità e tenacia.



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Alessio Sitran (Business Development and Institutional Relations Manager VDO Italia) ci racconta l’impatto del Coronavirus sulla filiera dell’autotrasporto:

La crisi del Covid-19 è oggi una crisi globale. Quale perimetro di analisi può suggerire?
Quanto oggi accade rientra nel novero di quei cambiamenti transepocali che strutturalmente aprono scenari nuovi, sebbene ancora difficilmente prefigurabili. Tali scenari investono le catene economiche e produttive globali (taluni osservatori parlano già di “fine della globalizzazione diffusa”), ma anche la sfera istituzionale e regolatoria (internazionale e nazionale), nonché le dinamiche che regolano la vita sociale e democratica della collettività.

Si può sostenere che questa crisi non sia solo globale ma anche “globalizzante”?
Siamo di fronte ad una crisi che molto peserà in termini di recessione globale e, comunque, la ripresa richiederà almeno un ciclo economico. Questo costo sarà importante specificatamente per l’industria automotive, data la sua rilevanza e penetrazione mondiale. Tuttavia, superate le difficoltà odierne legate in primis alla necessità di tutelare la salute pubblica, questa crisi può essere un acceleratore di cambiamenti velocizzando il passaggio dalla società fordista alla società digitale.

Come si sta muovendo l’impatto dell’epidemia lungo la catena del valore?
Quanto sta accadendo evidenzia l’elevato livello di esposizione del sistema economico, ora focalizzato sull’esigenza di stabilizzare la supply chain, ma con un impatto notevole sulla filiera logistica, stressata a livelli mai visti dalla necessità di approvvigionare beni e servizi di prima necessità, gestendo non solo i tradizionali canali distributivi, ma soprattutto l’acquisto parcellizzato della domanda di breve termine spostatasi significativamente online.

La crisi evidenzia l’essenzialità dell’autotrasporto ma anche le sue fragilità. Quali le Sue considerazioni?
Il settore dell’autotrasporto si conferma spina dorsale della filiera logistica e assicura oggi, pur tra le tante difficoltà, quelle dinamiche distributive ora più che mai essenziali alla vita di tutti noi. Ciò giustifica interventi di sostegno sia di natura economica e giuslavoristica, tanto contingenti quanto strutturali, sia normativi (si pensi ad es. all’art. 14(2) del Regolamento 561/2006). La crisi evidenzia però anche la fragilità del comparto dovuta innanzitutto alla sua frammentarietà, ma al contempo può offrire un’occasione per ripensare il modello di supply chain e imbracciare in misura più accelerata la sfida tecnologica.

Quale la possibile chiave di svolta?
La crisi attuale imprime una svolta decisa verso l’uso di nuove tecnologie che più che in passato accompagneranno la trasformazione digitale verso un’offerta di servizi smart, data-driven e ad alto valore aggiunto erogati in una logica di relazione multi-transazionale tra piattaforme. Ciò non vuol dire la scomparsa del prodotto fisico, piuttosto la necessità di affiancare a quest’ultimo un processo di trasformazione che, se oggi, aiuterà a rimettere in moto il business, domani ne sarà la variabile paradigmatica.

Quale il ruolo dell’Europa
Questa crisi è globale e richiede risposte globali. L’Europa deve essere il nostro perimetro di riferimento e ad essa dobbiamo chiedere leadership e capacità di coordinamento.



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